Il caffè shakerato è una bevanda fredda a base di caffè espresso, preparata agitando il caffè appena estratto in uno shaker insieme a cubetti di ghiaccio e, di solito, a un dolcificante come lo zucchero o lo sciroppo di zucchero. Filtrato prima del servizio, si presenta con una superficie schiumosa e una consistenza leggermente vellutata. Appartiene alla tradizione della caffetteria da bar italiana ed è comunemente annoverato tra le preparazioni estive più note nei locali della penisola.
Etimologia e denominazione
Il nome deriva dal verbo shakerare, adattamento italiano dell’inglese to shake, cioè scuotere o agitare, rifatto sul sostantivo shaker, il recipiente usato dai bartender per miscelare i cocktail. Il verbo indica propriamente l’azione di agitare nello shaker gli ingredienti di una bevanda, mentre il participio shakerato è entrato nell’uso anche come aggettivo, riferito tanto al caffè quanto al tè. La denominazione richiama dunque la tecnica di preparazione, che costituisce l’elemento distintivo della bevanda.
Origini e diffusione
Non sono note testimonianze documentarie che consentano di stabilire con certezza il luogo e l’epoca di nascita del caffè shakerato. La bevanda viene generalmente ricondotta alla cultura del bar italiano, dove la caffetteria e la miscelazione hanno spesso convissuto nello stesso esercizio e attorno allo stesso bancone. L’impiego dello shaker, strumento tipico del bartender, nella lavorazione dell’espresso è considerato il segno più evidente di questo incontro. Nel tempo la preparazione si è diffusa in gran parte del territorio nazionale, affermandosi come alternativa estiva al caffè caldo.
Preparazione
La preparazione richiede un espresso appena estratto, cubetti di ghiaccio e, salvo diversa richiesta, un dolcificante. Lo zucchero può essere sciolto nel caffè ancora caldo oppure aggiunto direttamente nello shaker; in alternativa si ricorre allo sciroppo di zucchero, che essendo già liquido si amalgama facilmente anche a freddo. Il caffè viene versato nello shaker con il ghiaccio e agitato con energia per alcuni secondi. L’agitazione raffredda rapidamente la bevanda, ne determina una moderata diluizione dovuta alla parziale fusione del ghiaccio e incorpora aria, favorendo la formazione della schiuma che caratterizza il prodotto finito. Il contenuto viene infine filtrato attraverso lo strainer, il colino del bartender, che trattiene il ghiaccio. Il risultato dipende da diversi fattori, tra cui la freschezza dell’espresso, la quantità di ghiaccio e la durata dell’agitazione, che il barista regola secondo la propria esperienza.
Servizio
Il caffè shakerato viene servito subito dopo la preparazione, quando la schiuma è ancora compatta. Tra i bicchieri più utilizzati figurano la coppa da cocktail e il calice, talvolta raffreddati in precedenza, ma non mancano soluzioni diverse a seconda del locale. Nella versione classica la bevanda è servita senza ghiaccio nel bicchiere. Il consumo è tradizionalmente associato alla stagione calda.
Varianti e bevande affini
Accanto alla versione classica esistono numerose varianti. Alcune prevedono l’aggiunta di latte o panna, che rendono la bevanda più morbida, altre l’impiego di sciroppi aromatici al posto del dolcificante semplice. Sono diffuse anche versioni corrette con liquori, in particolare liquori al caffè o a base di crema.
Tra le bevande affini, l’Espresso Martini condivide con il caffè shakerato la tecnica di preparazione. Il cocktail, inserito dall’International Bartenders Association nella lista dei cocktail ufficiali, prevede che espresso, vodka, liquore al caffè e sciroppo di zucchero vengano agitati nello shaker con ghiaccio e filtrati in una coppa da cocktail raffreddata.
Il caffè shakerato si distingue invece dal caffè in ghiaccio, in cui l’espresso viene versato direttamente sui cubetti senza essere agitato, preparazione presente in alcune tradizioni locali del Mezzogiorno, talvolta con l’aggiunta di latte di mandorla. Si distingue anche dal caffè freddo, preparato in anticipo e raffreddato prima del servizio, e dal cold brew, ottenuto per estrazione prolungata con acqua fredda o a temperatura ambiente. Secondo alcune ricerche, l’estrazione a freddo produce una bevanda con un profilo di acidità e di attività antiossidante diverso da quello del caffè estratto a caldo.









