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Zafferano

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Lo zafferano è una spezia ricavata dagli stimmi essiccati del fiore di Crocus sativus, pianta della famiglia delle Iridacee. Riconoscibile per il colore dorato, l’aroma intenso e il sapore leggermente amaro, è considerato tra le spezie più preziose al mondo: per ottenere un chilo di prodotto servono circa 150-200 mila fiori, raccolti e mondati a mano. Questa rarità ne fa un ingrediente d’eccellenza nel settore HoReCa.

Origine del nome e della spezia

Il termine zafferano è attestato in italiano dal XIV secolo e deriva dal latino medievale safaranum, a sua volta dall’arabo zaʿfarān; la stessa radice ha originato lo spagnolo azafrán. Molti studiosi collegano la parola a un’antica espressione che richiama il colore giallo, tonalità tipica della spezia. Le origini geografiche si collocano tra l’Asia Minore, la Grecia e il Mediterraneo orientale, dove lo zafferano era impiegato da millenni come colorante, in cosmesi e in ambito rituale prima ancora che in cucina. La diffusione in Europa avvenne soprattutto grazie agli Arabi, attraverso la Spagna. In Italia la coltivazione si affermò tra il XIII e il XIV secolo, in particolare nella piana di Navelli, in Abruzzo, da cui si estese ad altre regioni come Sardegna, Umbria, Toscana e Marche.

Caratteristiche e forme di commercio

In commercio lo zafferano si trova principalmente in due forme: i pistilli, ovvero gli stimmi interi, e la polvere. I pistilli conservano più a lungo aroma e fragranza, mentre la polvere risulta più immediata da dosare. Per liberarne colore e profumo è consigliabile lasciarlo in infusione in un liquido — acqua, brodo o latte — prima di unirlo alla preparazione. Trattandosi di una spezia sensibile a luce, aria e umidità, va conservata in un contenitore ermetico e al riparo dalla luce, così da preservarne le qualità nel tempo.

Lo zafferano nella ristorazione

Nella cucina salata lo zafferano è un ingrediente identitario di numerose tradizioni. In Italia il suo simbolo più noto è il risotto alla milanese, ma la spezia accompagna anche primi piatti, zuppe, secondi di carne bianca e pesce. Compare in molte preparazioni regionali, dal fiadone abruzzese alla pasta con le sarde siciliana. All’estero è protagonista di piatti celebri come la paella spagnola, la bouillabaisse francese e numerose ricette di riso della cucina iraniana e indiana. Per la sua capacità di donare colore e aroma con dosi minime, è molto apprezzato nei menu d’autore, dove arricchisce salse, mantecature e impiattamenti con una nota cromatica inconfondibile.

Pasticceria, gelateria e mixology

Oltre alla ristorazione, lo zafferano trova spazio nei comparti della pasticceria, della gelateria e del bar. In pasticceria e gelateria viene impiegato per aromatizzare creme, gelati, lievitati e dolci da forno: si abbina con facilità a latte e panna e regala alle preparazioni un colore dorato e un profumo delicato. Nel mondo della mixology è una presenza sempre più ricercata: i bartender lo utilizzano per realizzare sciroppi, infusi e signature drink, dal gin tonic aromatizzato alle proposte analcoliche, lasciandolo in infusione in alcol o sciroppi di zucchero. Un riferimento di lunga tradizione è il caffè arabo, dove lo zafferano si unisce al cardamomo, spunto interessante anche per il comparto beverage contemporaneo.

Benefici e consigli d’uso

Dal punto di vista nutrizionale lo zafferano è ricco di carotenoidi — in particolare crocina e crocetina — insieme a safranale e picrocrocina, le molecole responsabili di colore, aroma e sapore. Contiene inoltre vitamine dei gruppi A, B e C e diversi sali minerali, e gli viene riconosciuta una marcata azione antiossidante. Altre proprietà, come quelle legate al tono dell’umore, sono tuttora oggetto di studio e non vanno intese come indicazioni terapeutiche. In cucina valgono alcuni accorgimenti: usarne piccole quantità, prepararlo per infusione, aggiungerlo preferibilmente a fine cottura per non disperderne aroma e colore, e conservarlo al riparo dalla luce.

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