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Soft drink

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Con l’espressione inglese soft drink si indicano le bevande analcoliche, per lo più gassate e dolcificate, contrapposte ai drink a base alcolica. In italiano il termine corrispondente è “bibita”. Nell’uso comune la categoria comprende le bibite aromatizzate, alla frutta o a base di estratti vegetali, mentre ne restano generalmente escluse le acque minerali, i succhi di frutta, il latte e le bevande calde come caffè e tè. I soft drink sono diffusi in tutti i canali della ristorazione e della distribuzione, dal bar al ristorante fino ai distributori automatici.

Origini e storia

L’origine dei soft drink è legata alla produzione di acque rese frizzanti artificialmente, sviluppata in Europa nella seconda metà del Settecento. Nel corso dell’Ottocento le acque gassate furono associate a sciroppi aromatici, spesso venduti nelle farmacie per le presunte virtù digestive o tonificanti, e da lì nacquero le prime bibite commerciali. In Italia, tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, si affermarono produzioni a carattere locale come la gazzosa, l’aranciata, la spuma e il chinotto.

Tipologie

Le principali tipologie sono le seguenti:

  • le bibite a base di cola, aromatizzate con estratti vegetali e spesso contenenti caffeina;
  • la gazzosa e la limonata, al gusto di limone;
  • l’aranciata, nelle versioni dolce e amara;
  • la cedrata e il chinotto, ottenuti da agrumi non destinati alla spremitura;
  • la spuma, bibita della tradizione italiana a base di aromi ed estratti vegetali.

Vi rientrano inoltre i mixer usati in miscelazione, come l’acqua tonica, aromatizzata con chinino, il ginger ale e la ginger beer, oltre ai bitter analcolici e ai tè freddi. Energy drink e bevande per sportivi sono talvolta ricondotti alla stessa famiglia, ma hanno caratteristiche e discipline proprie.

Ingredienti e produzione

Un soft drink è composto principalmente da acqua, a cui si aggiungono zuccheri o edulcoranti, acidificanti come l’acido citrico, aromi ed eventualmente succhi di frutta, estratti vegetali, conservanti e coloranti. Le versioni a ridotto contenuto di zuccheri ricorrono a edulcoranti o a combinazioni di zuccheri ed edulcoranti. Nelle bevande gassate l’anidride carbonica viene disciolta nel liquido attraverso la carbonatazione, che conferisce la caratteristica effervescenza e contribuisce alla conservazione del prodotto.

Quadro normativo

In Italia la materia è regolata dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 719 del 1958, che disciplina la produzione e il commercio delle acque gassate e delle bibite analcoliche. Il decreto riserva le denominazioni “acqua di seltz” e “acqua di soda” a specifiche acque gassate. Stabilisce inoltre che le bibite vendute con il nome di un frutto siano preparate con il succo o con sostanze provenienti dal frutto richiamato. La legge n. 161 del 2014 ha innalzato il contenuto minimo di succo delle bibite prodotte e vendute in Italia con il nome dell’arancia. A livello europeo si applicano il Regolamento (CE) n. 1333/2008 sugli additivi alimentari e il Regolamento (UE) n. 1169/2011 sull’informazione ai consumatori, che prevede tra l’altro un’avvertenza specifica per le bevande con tenore elevato di caffeina.

Nella ristorazione e nel bar

Nella ristorazione o soft drink sono serviti freddi, in bottiglia, in lattina o alla spina. L’erogazione alla spina avviene essenzialmente con due sistemi: il premix, in cui la bibita arriva già pronta in fusti, e il postmix, in cui uno sciroppo concentrato viene miscelato al momento con acqua gassata prodotta dall’impianto. Il servizio al tavolo o al banco prevede un bicchiere adeguato, di norma un tumbler o un highball, e l’eventuale aggiunta di ghiaccio, da dosare per limitare la diluizione e la perdita di effervescenza. La guarnizione più comune è una fetta di agrume.

I soft drink nei bar assumono un ruolo centrale come mixer nei long drink e negli highball, dove l’equilibrio tra dolcezza, acidità e anidride carbonica incide sul risultato finale, e sono la base di molti cocktail analcolici e non, fungendo poi da ordinazione indipendente, spesso scelti come protagonisti di un aperitivo analcolico o come bevanda rinfrescante e rinfrancante.

Nella distribuzione automatica sono proposti sia in formato confezionato sia, in alcuni apparecchi, erogate direttamente nel bicchiere. Le confezioni vanno conservate in luogo fresco e al riparo dalla luce; una volta aperte, perdono progressivamente l’effervescenza.

Fonte:

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