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Nitriti

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I nitriti sono additivi alimentari appartenenti alla famiglia dei conservanti, identificati dalle sigle E249 (nitrito di potassio) e E250 (nitrito di sodio). Nell’industria alimentare svolgono tre funzioni principali: un’azione antimicrobica contro il Clostridium botulinum, agente del botulismo; la stabilizzazione del colore rosato tipico delle carni lavorate, grazie al legame tra ossido di azoto e mioglobina; e un contributo al profilo aromatico dei prodotti stagionati. La normativa europea di riferimento è il Regolamento (CE) 1333/2008, aggiornato dal Regolamento (UE) 2023/2108, che ha abbassato i limiti massimi impiegabili e introdotto, per la prima volta, limiti residui massimi calcolati su tutte le fonti presenti nel prodotto finito. Le nuove soglie sono entrate in vigore in modo progressivo dal 9 ottobre 2025, con ulteriori adeguamenti previsti dal 9 ottobre 2026 per alcune categorie di prodotti lattiero-caseari. La revisione recepisce le valutazioni dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), che ha fissato una dose giornaliera ammissibile di 0,07 mg/kg di peso corporeo per il gruppo E249-E250.

Uso in norcineria e salumi

L’impiego più diffuso e storicamente radicato dei nitriti riguarda la norcineria. Nei salumi crudi e cotti, questi additivi vengono utilizzati insieme al sale per garantire la sicurezza microbiologica del prodotto durante la stagionatura, processo che può durare da poche settimane a diversi mesi. Senza la loro azione, la colorazione naturale delle carni lavorate tenderebbe al grigio-bruno; il loro utilizzo, in sinergia con antiossidanti come l’acido ascorbico, permette di mantenere la tipica tonalità rosata e favorisce lo sviluppo aromatico che caratterizza prosciutti, salami, wurstel e altri insaccati. Secondo alcune fonti, l’uso di sali nitrificanti nella conservazione delle carni affonda le radici in pratiche empiriche note fin dall’antichità, quando il sale impiegato per la salagione conteneva naturalmente tracce di nitrati.

Uso in prodotti ittici e lattiero-caseari

Oltre alla norcineria, i nitriti trovano un impiego più circoscritto nel settore ittico, dove vengono aggiunti ad alcuni prodotti di pesce marinato e trasformato con la stessa funzione conservante e antibotulinica riscontrata nelle carni. Nel comparto lattiero-caseario il ruolo principale è invece svolto dai nitrati (E251-E252): nella produzione di alcuni formaggi stagionati, i nitrati aggiunti al latte vengono lentamente ridotti a nitriti dall’attività microbica, contrastando fenomeni di gonfiore anomalo causati da batteri del genere Clostridium durante la fermentazione. Anche per questa categoria di prodotti il Regolamento (UE) 2023/2108 prevede una riduzione dei limiti massimi, applicabile dal 9 ottobre 2026.

Uso in ristorazione

Per gli operatori della ristorazione, i nitriti non rappresentano generalmente un additivo di utilizzo diretto in cucina, ma un elemento da conoscere in relazione ai prodotti trasformati acquistati da fornitori terzi, in primis salumi e affettati. Una corretta gestione prevede la verifica dell’etichettatura dei prodotti in ingresso, la tracciabilità dei lotti e l’attenzione ai piani di autocontrollo HACCP, in particolare per quanto riguarda la conservazione e le date di scadenza. La conoscenza di questi additivi consente inoltre al personale di sala e cucina di rispondere in modo informato alle richieste di una clientela sempre più attenta alla composizione degli alimenti serviti.

Sicurezza alimentare, controlli e limiti

Il tema dei nitriti resta al centro dell’attenzione della sicurezza alimentare per il possibile legame con la formazione di nitrosammine, composti classificati come probabili cancerogeni che si possono generare nell’organismo o durante la cottura ad alte temperature. Per ridurre questa esposizione, l’EFSA ha sollecitato una revisione dei limiti, recepita dal Regolamento (UE) 2023/2108, che ha abbassato le quantità massime impiegabili mantenendo l’efficacia protettiva contro i patogeni. Il Ministero della Salute ha fornito indicazioni operative agli operatori del settore alimentare per l’adeguamento graduale alle nuove soglie. Le autorità sanitarie europee e nazionali sottolineano che i livelli attualmente autorizzati, se rispettati, sono considerati sicuri per il consumatore.

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