Il forno a platea — detto anche forno a suolo o forno a piani — è un forno professionale di tipo statico nel quale la cottura avviene appoggiando il prodotto direttamente sul piano refrattario riscaldato, denominato platea. La sua architettura è costituita da una o più camere orizzontali sovrapposte, ciascuna a regolazione termica indipendente. Il termine designa propriamente la superficie inferiore di cottura, sebbene nell’uso corrente sia esteso all’intero apparecchio. Rappresenta l’attrezzatura di riferimento per la panificazione artigianale, la pizzeria e il laboratorio di pasticceria, dove la qualità della crosta e della fragranza costituisce un valore prioritario.
Una parola che viene dalla piazza
Il vocabolo platea deriva dal latino platēa, “strada larga, piazza”, a sua volta dal greco πλατεῖα, forma femminile di πλατύς, “largo, spazioso”. La radice rimanda all’idea di una superficie ampia e distesa, che nel contesto del forno indica il piano d’appoggio su cui si dispone il prodotto. Il principio sotteso — il calore trasmesso dal basso per contatto diretto con una superficie arroventata — è antichissimo: nell’antica Roma il panis furnaceus veniva cotto in forno, mentre pagnotte e focacce si cuocevano appoggiate sulla pietra refrattaria. L’attrezzatura moderna formalizza così una pratica che precede di millenni la propria meccanizzazione.
Tre vie del calore
Nel forno a platea il prodotto resta immobile e riceve calore secondo tre modalità simultanee: per conduzione dal piano refrattario, per convezione dall’aria calda e dal vapore acqueo che si forma nella camera, e per irraggiamento dalle pareti laterali e dalla volta superiore, chiamata cielo. Questa combinazione determina un comportamento caratteristico: il prodotto sviluppa rapidamente il proprio volume nella prima fase di cottura, presenta una colorazione più marcata sopra e sotto, e acquisisce gusto e profumi intensi per effetto della reazione di Maillard, l’insieme di trasformazioni tra zuccheri e proteine che genera la doratura e gli aromi del prodotto appena sfornato. Determinante è il rapporto tra cielo e platea: le due fonti dispongono di regolazione di potenza separata e, di norma, il cielo richiede potenza maggiore, poiché il prodotto a contatto con la base riceve già calore in modo diretto ed efficace.
Il refrattario e le sue camere
Cuore del forno è la platea in materiale refrattario, che accumula energia durante il preriscaldamento e la rilascia in modo graduale e uniforme grazie a un’elevata inerzia termica. I materiali impiegati comprendono pietra, cotto e cordierite; nella tradizione napoletana è diffuso il cosiddetto biscotto, un mattone molto poroso a bassa conducibilità e alta capacità di accumulo, di cui sono celebri le denominazioni del Biscotto di Sorrento e di Casapulla. Le camere, modulari e sovrapponibili, consentono di gestire lavorazioni diverse in modo indipendente; l’alimentazione può essere elettrica o a gas, e numerosi modelli integrano una vaporiera per favorire la formazione della crosta del pane. Le temperature d’esercizio variano dai valori moderati della pasticceria fino a superare i 400 °C per la cottura della pizza napoletana, ottenuta in pochi minuti su piano arroventato.
Platea, rotativo, ventilato: una scelta di carattere
Il forno a platea si distingue dalle altre principali architetture professionali. Il forno rotativo, in cui un carrello di teglie ruota all’interno della camera, garantisce cotture omogenee su grandi volumi ma conferisce una fragranza meno intensa. Il forno ventilato, o a convezione, impiega una ventola per distribuire forzatamente l’aria calda, permettendo cotture multiple e rapide. Il forno a tunnel, basato su un nastro trasportatore, è destinato alle produzioni industriali. Rispetto a queste soluzioni, orientate alla produttività e all’uniformità, il forno a platea privilegia il carattere del prodotto, la crosta e la fragranza, rimanendo lo strumento d’elezione della panificazione e della pizzeria artigianale.
« Back to Glossary Index








