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Arabica

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L’Arabica, dalla denominazione scientifica Coffea arabica, è una delle due principali specie di caffè coltivate a fini commerciali — l’altra è la Coffea canephora, comunemente nota come Robusta — e rappresenta oggi tra il 60 e il 70% della produzione mondiale di caffè. Il termine arabica fu attribuito dalla tassonomia botanica in riferimento alla Penisola Arabica, da cui si riteneva provenisse la pianta, sebbene le origini botaniche accertate siano da ricercare negli altopiani dell’Etiopia sud-occidentale. Considerata la specie qualitativamente più pregiata tra quelle diffuse sul mercato, l’arabica è oggi un riferimento imprescindibile nella cultura del caffè professionale e in quella dei consumatori più consapevoli.

Dalle foreste dell’Etiopia al mondo

La storia dell’arabica affonda le radici negli altopiani dell’Africa orientale, dove la pianta cresce allo stato spontaneo da tempi remoti. Per secoli, tuttavia, la geografia del caffè rimase avvolta nell’ambiguità: fino al XIX secolo si riteneva che fosse Mokhā, nello Yemen, la patria originaria della pianta. Fu solo con l’avanzare della botanica moderna che l’Etiopia fu riconosciuta come il luogo d’origine. Dal Corno d’Africa, la pianta raggiunse la Penisola Arabica attraverso le antiche rotte commerciali: nello Yemen, nel 1450, i seguaci del sufismo ne documentano le prime tracce storiche di consumo come bevanda. Da lì, il caffè si diffuse verso il mondo egizio e progressivamente verso il resto del mondo, fino a diventare una delle merci più scambiate a livello globale.

Il nome di un equivoco fortunato

L’epiteto specifico arabica fu attribuito in riferimento all’area geografica da cui si riteneva provenisse la pianta, mentre oggi è assodato che essa sia originaria dell’Etiopia. Un’attribuzione geograficamente imprecisa che la storia ha tuttavia consacrato nell’uso universale. Anche la parola caffè porta con sé una doppia traccia etimologica: il termine entrò nella lingua italiana attraverso il vocabolo turco ottomano kahve, derivante dall’arabo qahwah, che originariamente si riferiva a un tipo di vino, con un’ipotesi alternativa che lo ricollega alla regione etiopica di Kaffa, la zona sud-occidentale dove la pianta fu scoperta e coltivata per la prima volta. Due denominazioni geograficamente imprecise che la storia ha consacrato nell’uso universale.

Una specie delicata, un risultato straordinario

L’arabica è una pianta esigente. Predilige le alte quote, i suoli minerali, le temperature moderate e le escursioni termiche marcate tra giorno e notte, condizioni che rallentano la maturazione della drupa e ne concentrano gli zuccheri e gli aromi. Questa fragilità strutturale — maggiore rispetto alla Robusta, più resistente e produttiva — è al tempo stesso la ragione della sua complessità in tazza. La superiorità del gusto dell’arabica risiede nella sua capacità di riflettere il terroir in cui è coltivata: clima, altitudine, tipo di suolo e metodi agricoli influenzano profondamente il profilo aromatico finale. Ogni origine porta con sé una firma sensoriale propria, che ne fa una specie di straordinaria varietà espressiva.

L’arabica nel bicchiere: dalla tazzina allo specialty

In tazza, l’arabica si distingue per un profilo aromatico ampio e sfumato. Le piante di caffè arabica producono generalmente un caffè aromatico, dolce, fragrante, fruttato e spesso acido, con un gusto che varia a seconda del terroir d’origine, dell’anno di raccolta e del processo di tostatura utilizzato. Le note possono spaziare dal floreale al fruttato, dal cioccolato al caramello, dalle spezie agli agrumi, con un contenuto di caffeina inferiore rispetto alla Robusta e una percezione di dolcezza e rotondità generalmente più marcata. È proprio su questa base che si è sviluppato il mondo dello specialty coffee: caffè di varietà arabica selezionato in base alle caratteristiche della drupa e del suo terroir, giudicato di qualità superiore secondo un protocollo di valutazione internazionale. Tra le varietà più celebrate rientrano la Geisha, originaria dell’Etiopia e tra le più apprezzate nel mercato dei caffè di alta qualità, e il Blue Mountain della Giamaica, noto per il suo profilo particolarmente morbido e per la dolcezza equilibrata.

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