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Torrone

Il torrone è un dolce di confetteria ottenuto dalla cottura di miele, zucchero e albume d’uovo, nel cui impasto si incorpora frutta secca tostata. Tradizionalmente si usano le mandorle, ma sono frequenti anche nocciole e pistacchi. Si presenta per lo più in barre o tavolette racchiuse tra due sottili fogli di ostia e può avere consistenza dura o morbida. È diffuso in quasi tutte le regioni italiane e in buona parte dell’area mediterranea. È uno dei dolci più legati alle festività natalizie, pur essendo consumato anche in altri periodi dell’anno.

Etimologia e origini

Secondo l’ipotesi più diffusa, il nome deriva dallo spagnolo turrón, collegato al latino torrēre, “tostare”, con riferimento alla tostatura della frutta secca. Altre interpretazioni lo riconducono al Torrazzo di Cremona o a una radice araba. Anche le origini sono incerte. Preparazioni simili, note nel mondo arabo, sarebbero giunte in Europa attraverso la Sicilia e la Penisola iberica. A Cremona la tradizione lega il dolce alle nozze tra Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza del 1441, ma il racconto non ha riscontri documentari certi.

Ingredienti e lavorazione

La preparazione classica comincia con la lenta cottura del miele, spesso a bagnomaria. Al miele si aggiunge l’albume montato, che dà all’impasto il colore chiaro e una struttura più leggera. Segue lo zucchero, talvolta sciolto a parte in uno sciroppo. La massa viene lavorata a lungo, fino alla consistenza desiderata, e poi arricchita con la frutta secca tostata in precedenza. Il composto ancora caldo si stende in stampi rivestiti di ostia, si livella, si copre con un secondo foglio e si lascia raffreddare prima del taglio.

La differenza tra torrone duro e morbido dipende soprattutto dalla durata della cottura e dall’umidità finale dell’impasto. Una cottura prolungata dà un dolce croccante, una più breve un prodotto tenero e compatto. Alcune tradizioni prevedono aromi aggiuntivi. Il disciplinare del Torrone di Cremona a denominazione comunale, per esempio, ammette vaniglia, cedro e cannella.

Tradizioni regionali e riconoscimenti

Il Torrone di Bagnara, prodotto nel comune calabrese di Bagnara Calabra, è stato il primo torrone italiano a ottenere l’Indicazione Geografica Protetta, con il Regolamento di esecuzione (UE) n. 882/2014. Il suo disciplinare prevede due versioni storiche, la Martiniana e il Torrefatto glassato, e l’impiego di spezie.

A Cremona il torrone è tutelato da una Denominazione Comunale (De.Co.), regolata da un disciplinare del Comune. Molte varianti figurano nell’elenco nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT). Tra queste ci sono il torrone di Caltanissetta, per il quale è stato avviato anche l’iter di riconoscimento come IGP, il torrone di nocciole piemontese, il torrone di Guardiagrele e quello tenero al cioccolato di Sulmona. In Sardegna, a Tonara e in altri centri della Barbagia, si produce tradizionalmente un torrone a base di miele, albume e frutta secca.

In Campania la tradizione è radicata nel Sannio e in Irpinia. Benevento è legata, secondo alcune ricostruzioni, all’antica cupedia, e Dentecane è un altro centro storico di produzione. A Napoli si prepara il torrone dei morti, morbido e ricoperto di cioccolato, per la Commemorazione dei defunti.

Fuori dall’Italia il riferimento principale è il turrón spagnolo, simbolo del Natale iberico. È tutelato dalle IGP Jijona, per la versione morbida, e Turrón de Alicante, per quella dura, oltre che dall’IGP Turrón de Agramunt.

Tipologie

Accanto al torrone bianco classico, duro o morbido, esistono diverse tipologie:

  • il torrone ricoperto o variegato al cioccolato;
  • i torroncini, piccoli pezzi incartati singolarmente;
  • le versioni con nocciole, pistacchi, agrumi canditi o spezie;
  • i mandorlati.

Negli ultimi anni pasticcerie artigianali e industria dolciaria hanno ampliato l’offerta con gusti ispirati a prodotti di largo consumo, soprattutto nella versione morbida. Alcune varianti richiamano il cioccolato bianco Galak, l’abbinamento di nocciola e wafer del Ferrero Rocher, la crema Nutella, i biscotti Pan di Stelle o lo snack Kinder Bueno. Altre puntano su pistacchio, caramello salato, cocco o frutti rossi.

Queste proposte hanno l’obiettivo di avvicinare al torrone un pubblico più giovane, che talvolta lo considera un dolce poco attuale. Servono anche ad allungare la stagione di consumo oltre il periodo natalizio. Per i pasticceri sono un terreno di sperimentazione, in cui la tecnica tradizionale si combina con creme, inclusioni e coperture.

Abbinamento con il beverage

Il torrone bianco alle mandorle si accompagna tradizionalmente a vini dolci e passiti, come Moscato, Malvasia, Vin Santo o Marsala. La loro componente aromatica e acida bilancia la dolcezza del miele. Le versioni al cioccolato si abbinano bene a vini liquorosi, rum invecchiati e distillati di frutta. I torroni alla nocciola si sposano con il caffè espresso. Nel Mezzogiorno è diffusa l’abitudine di servirlo a fine pasto, durante le feste, insieme ad amari e liquori alle erbe.