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Brunch

Il brunch è un pasto unico consumato in tarda mattinata, che riunisce in un solo momento la prima colazione e il pranzo. Il termine è una parola macedonia inglese, nata dall’incrocio di breakfast, «prima colazione», e lunch, «seconda colazione». Il Vocabolario Treccani lo registra come sostantivo maschile. Nei paesi anglosassoni indica un pasto abbondante, consumato soprattutto la domenica. Nell’uso italiano il vocabolo si è esteso anche a un pasto più leggero di metà mattina, servito spesso in piedi in occasione di incontri di lavoro, convegni e festeggiamenti.

Etimologia e origini

La tradizione attribuisce la nascita della parola allo scrittore britannico Guy Beringer. Nel 1895 Beringer pubblicò sul periodico Hunter’s Weekly l’articolo «Brunch: A Plea», in cui proponeva di sostituire il pesante pranzo domenicale che seguiva la funzione religiosa con un pasto più tardo e conviviale. Alcune attestazioni coeve indicano però che il termine circolava già nel gergo studentesco di Oxford. Tra queste c’è una nota del settimanale Punch del 1896, riportata dall’Online Etymology Dictionary.

Diffusione negli Stati Uniti e arrivo in Italia

Secondo una ricostruzione pubblicata dallo Smithsonian Magazine, il brunch si affermò negli Stati Uniti negli anni Trenta del Novecento. A sostenerlo furono soprattutto gli alberghi, dal momento che molti ristoranti restavano chiusi la domenica. Nel secondo dopoguerra la consuetudine si consolidò come momento di socialità del fine settimana, anche per effetto dei mutamenti nell’organizzazione della vita familiare e del lavoro. In Italia il brunch è comparso in tempi più recenti, a partire dalle grandi città. Si è collocato in uno spazio già occupato da abitudini radicate, come la colazione al bar e il pranzo domenicale in famiglia, e ne ha assunto alcuni tratti. Accanto alle preparazioni di origine anglosassone sono così entrati prodotti della tradizione locale.

Composizione tipica

Il brunch si caratterizza per l’alternanza tra preparazioni dolci e salate, proposte nello stesso servizio e lasciate alla libera combinazione del commensale. Tra le famiglie più ricorrenti figurano le uova, cucinate in diverse maniere, i prodotti da forno dolci e salati, i salumi, i formaggi, le verdure, la frutta fresca e lo yogurt. Spesso si aggiungono piatti più strutturati, vicini al pranzo. Ampio spazio è riservato alle bevande: caffetteria, tè, succhi ed estratti di frutta e verdura. Alcuni cocktail sono storicamente legati a questo pasto, come ricorda lo stesso Smithsonian Magazine. Solo a titolo di esempio e senza pretesa di completezza, se ne possono citare tre: il Mimosa, a base di spumante e succo d’arancia; il Bellini, nato in Italia, con spumante e polpa di pesca bianca; il Bloody Mary, a base di vodka e succo di pomodoro.

Il brunch nel fuoricasa

Nella ristorazione il brunch viene proposto secondo formule diverse. Il buffet libero lascia al cliente la scelta delle pietanze e delle quantità. Il servizio à la carte consente un controllo più preciso della produzione. La formula mista abbina un buffet freddo a piatti caldi preparati al momento e serviti al tavolo. Il prezzo è generalmente fisso, con bevande incluse oppure conteggiate a parte. Negli alberghi il brunch si rivolge tanto agli ospiti quanto alla clientela esterna e prolunga spesso la colazione del fine settimana. Ristoranti, bar, caffetterie e pasticcerie lo adattano invece alla propria offerta, valorizzando di volta in volta la cucina, il beverage o i lievitati.

Sul piano organizzativo il servizio occupa la fascia tra la colazione e il pranzo. Richiede quindi una pianificazione accurata dei turni, della mise en place e del rifornimento continuo delle postazioni. Le prenotazioni aiutano a gestire i tempi di permanenza al tavolo, che nel brunch tendono a essere lunghi. Nella costruzione del menu acquistano valore gli ingredienti che si possono usare sia nelle preparazioni dolci sia in quelle salate, anche per contenere gli sprechi.

Particolare attenzione richiede la sicurezza alimentare. Gli alimenti esposti a lungo vanno mantenuti a temperature adeguate, nell’ambito delle procedure di autocontrollo basate sui principi HACCP previste dal Regolamento (CE) n. 852/2004. Il Regolamento (UE) n. 1169/2011 impone inoltre di fornire le informazioni sugli allergeni anche per gli alimenti non preimballati, compresi quelli esposti a buffet. Molti locali propongono edizioni speciali in occasione di ricorrenze: tra le altre, solo per citarne alcune, la domenica di Pasqua e la Festa della mamma. Per l’esercizio il brunch rappresenta anche un modo per valorizzare una fascia oraria del fine settimana altrimenti meno frequentata.

Fonti

Vocabolario Treccani, voce «brunch»: https://www.treccani.it/vocabolario/brunch/ 
Online Etymology Dictionary, voce «brunch»: https://www.etymonline.com/word/brunch 
Smithsonian Magazine, «The Birth of Brunch: Where Did This Meal Come From Anyway?»: https://www.smithsonianmag.com/arts-culture/the-birth-of-brunch-where-did-this-meal-come-from-anyway-164187758/
Regolamento (CE) n. 852/2004 sull’igiene dei prodotti alimentari: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:32004R0852
Regolamento (UE) n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:32011R1169