La spillatura è il processo attraverso cui la birra contenuta in fusti pressurizzati viene servita al bicchiere attraverso un impianto di erogazione. Un’operazione apparentemente semplice che, in realtà, richiede competenze tecniche specifiche, attrezzature adeguate e rigorose pratiche igieniche. Una spillatura eseguita correttamente preserva intatte le caratteristiche organolettiche della birra, mentre errori nel processo possono compromettere irreparabilmente anche il prodotto più pregiato.

Origini e significato del termine
Il verbo “spillare” deriva da “spillo” e indica, secondo la definizione del Vocabolario Treccani, l’azione di «forare una botte con lo spillo, per farne uscire il vino». L’espressione “birra alla spina” si riferisce proprio alla cannella (o “spina”) che anticamente veniva inserita nel foro della botte per consentire l’uscita della bevanda. In epoca vittoriana, la birra era conservata in grandi botti di legno dietro il bancone e servita sfruttando la sola forza di gravità. Con l’evoluzione del gusto dei consumatori, che iniziarono a preferire birre più fresche, i barili vennero trasferiti in cantine e si rese necessario sviluppare sistemi di pompaggio prima manuali, poi pressurizzati con anidride carbonica.
L’impianto di spillatura e il ruolo dei gas
Un moderno impianto di spillatura è composto da diversi elementi: il fusto contenente la birra, la bombola di gas (CO2 o miscela carbo-azoto), il riduttore di pressione, le linee di collegamento, il gruppo refrigerante e la colonna con rubinetto erogatore. La pressione del gas svolge una duplice funzione fondamentale: mantiene il corretto livello di carbonazione della birra e fornisce la spinta necessaria per farla fluire fino al rubinetto.
L’anidride carbonica, come spiega l’Enciclopedia Treccani, «resta disciolta nella birra, conferendole così la proprietà di schiumeggiare al momento dell’apertura dei recipienti». Tuttavia, una pressione eccessiva renderebbe la birra troppo gassata. Per risolvere questo problema, fu Arthur Guinness a introdurre l’uso dell’azoto mescolato alla CO2: essendo meno solubile, l’azoto mantiene la pressione senza alterare la gasatura, producendo la caratteristica schiuma cremosa delle stout irlandesi.
Aspetti tecnici: temperatura, pressione e schiuma
La corretta temperatura è cruciale in ogni fase. I fusti devono essere conservati tra 5°C e 12°C, mentre la temperatura di servizio varia in base allo stile birrario: 6-8°C per lager e pilsner, 8-12°C per ale e birre artigianali, 10-14°C per le ales inglesi tradizionali. Sbalzi termici accelerano il deterioramento e la proliferazione microbica.
Il cappello di schiuma, lungi dall’essere un vezzo estetico, svolge un’importante funzione protettiva: isola la birra dal contatto con l’aria, prevenendone l’ossidazione e preservandone le proprietà organolettiche. La corretta tecnica prevede di inclinare il bicchiere a circa 45 gradi sotto il rubinetto, far scendere la birra lentamente evitando turbolenze, quindi raddrizzarlo progressivamente fino a formare 2-3 centimetri di schiuma compatta.
Le tecniche di spillatura nel mondo
Ogni tradizione birraria ha sviluppato tecniche specifiche. La tecnica belga prevede un riempimento rapido del bicchiere, seguito dal taglio della schiuma in eccesso con una spatola e dal risciacquo esterno. La tecnica tedesca procede invece per fasi successive: si spilla una piccola quantità, si attende che la schiuma si assesti, si ripete l’operazione più volte fino a formare il caratteristico “cappello”. La tecnica inglese, infine, utilizza tradizionalmente pompe a mano che insufflano aria, ossidando leggermente la birra per alleggerirne il sapore.
Igiene e manutenzione: obblighi normativi
Gli aspetti igienico-sanitari sono regolamentati dalla Legge 1354/1962 sulla disciplina igienica della birra e dal Regolamento CE 852/2004, che impone il sistema HACCP a tutti gli operatori del settore alimentare. La normativa prevede che gli impianti di spillatura siano «sottoposti a periodica sanificazione, che dovrà essere certificata da apposita documentazione».
Le linee di spillatura rappresentano l’ambiente ideale per la proliferazione di batteri, lieviti selvaggi e la formazione di biofilm, depositi organici estremamente difficili da rimuovere. La frequenza minima raccomandata prevede: risciacquo quotidiano dei rubinetti, pulizia settimanale delle linee con detergenti specifici, sanificazione profonda ogni 2-4 settimane, sostituzione dei tubi in plastica ogni 12-18 mesi.
Errori comuni e best practices
Gli errori più frequenti includono: temperatura del fusto inadeguata, pressione del gas non calibrata, bicchieri non perfettamente puliti (residui di grasso compromettono la tenuta della schiuma), linee non sanificate regolarmente, birra lasciata ferma nelle tubazioni oltre 3-5 giorni. Le best practices prevedono invece di scartare sempre il primo mezzo bicchiere all’apertura di un nuovo fusto, non far mai toccare il bicchiere al rubinetto (rischio contaminazione), documentare ogni operazione di manutenzione e formare adeguatamente il personale.
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