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Zucca delica

La zucca Delica è una varietà di zucca invernale della specie Cucurbita maxima Duchesne. Appartiene al gruppo delle zucche di tipo giapponese note con il nome di kabocha. Il frutto ha forma tondeggiante e appiattita ai poli, buccia verde scuro e polpa gialla o arancione, compatta e asciutta. Apprezzata per la consistenza e per il gusto dolce, è entrata nell’uso gastronomico domestico e professionale di numerosi paesi, Italia compresa.

Inquadramento botanico

La specie Cucurbita maxima appartiene alla famiglia delle Cucurbitaceae. Insieme a C. moschata e C. pepo è uno dei principali taxa coltivati del genere. È una pianta erbacea annuale a portamento strisciante o rampicante, con viticci, foglie ampie e fiori gialli. Dal punto di vista botanico il frutto è una bacca del tipo detto peponide. Nel 2002 Sanjur, Piperno, Andres e Wessel-Beaver hanno pubblicato uno studio filogenetico nei Proceedings of the National Academy of Sciences. Secondo questo lavoro, il progenitore selvatico della specie è la forma nota come C. andreana, oggi trattata come sottospecie, con la quale la zucca coltivata condivide lo stesso aplotipo mitocondriale.

Origine e diffusione

Il genere Cucurbita è originario del continente americano. Per C. maxima lo studio del 2002 indica come area di domesticazione le zone temperate dell’Argentina. Gli autori propongono, in via ipotetica, di affiancarvi le pianure umide della Bolivia. L’arrivo delle zucche in Giappone è tradizionalmente attribuito ai mercanti portoghesi attorno alla metà del XVI secolo. Questa ricostruzione è riportata tra gli altri dalla piattaforma WorldCrops dell’Università del Massachusetts, che però la definisce in parte aneddotica. Secondo il servizio di divulgazione agraria della Oregon State University, nel corso del Novecento agricoltori e selezionatori giapponesi lavorarono su diverse varietà di C. maxima. Cercavano frutti più piccoli, precoci e dolci, con polpa asciutta e adatti a una lunga conservazione. In questo contesto la Delica, un ibrido F1, fu introdotta nel 1964 e incontrò presto il favore dei consumatori. Nei decenni successivi la coltivazione si è estesa ad altri paesi, tra cui l’Italia.

Status varietale e quadro normativo

Il termine Delica è una denominazione varietale: identifica una varietà determinata, non una specie né una categoria generica di zucca. Nell’Unione europea la commercializzazione delle sementi di ortaggi è regolata dalla Direttiva 2002/55/CE del Consiglio, del 13 giugno 2002. La direttiva lega la certificazione delle sementi all’iscrizione delle varietà nei cataloghi nazionali e nel Catalogo comune delle varietà delle specie di ortaggi. Per essere ammessa, una varietà deve risultare distinta, omogenea e stabile. La tutela giuridica delle nuove varietà vegetali è invece disciplinata dal Regolamento (CE) n. 2100/94. Il regolamento ha istituito la privativa comunitaria per ritrovati vegetali e l’Ufficio comunitario delle varietà vegetali. Per lo status aggiornato di una singola varietà conviene consultare le banche dati ufficiali.

Coltivazione e conservazione

La Delica si coltiva in pieno campo con ciclo primaverile-estivo, secondo le tecniche comuni alle zucche invernali. Richiede terreni ben drenati, ricchi di sostanza organica, ed esposizione soleggiata. La semina o il trapianto avvengono al termine del periodo delle gelate. La raccolta si fa a piena maturazione, tra la fine dell’estate e l’autunno. È considerata in genere una varietà precoce. Il frutto integro, tenuto in ambiente fresco e asciutto, si conserva a lungo: proprio questa attitudine ha orientato la selezione delle kabocha fin dalle origini.

Caratteristiche organolettiche e uso gastronomico

La polpa si distingue per la consistenza soda e farinosa e per il gusto dolce. La ridotta acquosità la rende adatta alla cottura al forno e alla preparazione di impasti. In cucina si usa in vellutate e minestre, risotti, ripieni per la pasta fresca, gnocchi, sformati e contorni, oltre che in preparazioni dolci e prodotti da forno. Nella tradizione giapponese la kabocha compare in piatti stufati, fritture in pastella e cotture al vapore. Nella ristorazione la varietà è apprezzata anche perché in diverse preparazioni la buccia, dopo la cottura, può essere consumata.